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Geisha


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Inizialmente in Giappone erano presenti delle figure chiamate “Saburuko”: erano cortigiane esperte nell’intrattenere le classi nobili, ebbero il loro successo nel VII sec., dopo di che vennero sostituite dalle “Juuyo” che erano prostitute che ebbero successo nei luoghi aristocratici.

Le prime “Geishe”, ovvero le “donne d’arte”, arrivarono nel 1600 ed erano uomini e avevano le stesso compito dei giullari e i buffoni medievali di corte e con il passare del tempo, attorno alla metà del secolo successivo, cominciarono a notare la grazia femminile in questo ruolo e cosi nacquero le prime Geishe in contrapposizione alle figure rude degli uomini che furono cosi tanto richieste che acquisendo l’esclusiva sugli uomini.
Nel 1617, nel periodo Edo, Tokugawa Hidetada un militare giapponese molto noto, rese la prostituzione legale in tutto il Giappone cosi le case di piacere si moltiplicarono in tutte le città con il passare del tempo la figura delle geisha viene spesso confusa con la figura della prostituta.
Nel XIX sec. Le Geishe avevano già conquistato la città principali del Giappone come Tokyo e Kyoto in particolare nei quali ci furono dei quartieri detti “Hamanachi” che si traducono “Città dei Fiori” in modo che vi potessero…”sorgere”…le Case da Tè chiamate Okiya dove le geishe esercitavano le loro arti.

SIGNIFICATO DEL NOME
“GEISHA”:  è un termine giapponese del quale non esiste maschile e femminile composto da due Kanji che sono due caratteri giapponesi che compongono una parola come “Gei”= Arte – “Sha”= Persona, che tradotto letteralmente sarebbe “Persona d’Arte”.
L’apprendista si chiama “Maiko”, ma viene chiamata anche “Geiko” che indica le Maiko di Gion

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EDUCAZIONE:
Solitamente cominciano in tenera età, in case dette “Okya” che erano duramente strutturate: a capo c’era la “Okaa-san” che in italiano significa “mamma” che era la proprietaria della casa.
Nella prima fase le bambine, chiamate “Shikomi” che inizialmente venivano messe al lavoro come domestiche che come lavoro era pensato a forgiarne il carattere, alla più piccola spettava il compito di aspettare le Geishe che fossero tornate dai loro appuntamenti sino alle tre di notte.
Durante l’apprendistato le giovani Shikomi, solo se l’ Okaa-san lo riteneva opportuno,  potevano frequentare le classi dell’Hamanachi dove avrebbero imparato a suonare lo “Shemisen”, lo “Shakuhachi” detto anche il “flauto di bambu” oppure eseguire la danza tradizione o imparare a servire il te e bevande alcoliche come il Sake.
Alcune volte si dilettano nel’imparare delle composizioni floreali e la calligrafia oltre che imparare le nozioni di poesie, la letteratura e intrattenere i clienti.

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Una volta diventata abbastanza competente, nella seconda fase la Geisha viene chiamata “Minarai”, le quali vengono sollevate dagli incarichi domestici, vengono aiutate dalle sorelle più anziane, indossano il kimono, assistono ai banchetti chiamati “Ozashiki”  nei quali intrattengono i clienti, oltre alle Minerai alle feste alle quali erano invitate, venivano a volte le loro “Onee-san” ovvero le loro “sorelle maggiori”.

Dopo un periodo di tempo nella terza e ultima fase, e anche quello più conosciuto, la geisha veniva chiamata “Maiko” che un’apprendista geisha che segue Onee-san (la sua sorella maggiore) in tutti i suoi impegni e la Maiko, con la sua sorella maggiore ha un rapporto come “sorella minore” ovvero “Imoto-San” che è estremamente stretto e confidenziale e arrivata a questa fase la sorella maggiore aiuta la sua sorella minore a scegliersi un nuovo nome, uno che sia adatto alla personalità della ragazza.
Dopo questa fase, che durava circa cinque anni, veniva promossa Geisha cosi con i suoi guadagni poteva ripagare la scuola e gli insegnamenti che aveva intrapreso, ma spesso le Geishe non riuscivano a ripagare l’Okya avendo delle retribuzioni molto ingenti.

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Bottega Giapponese

IL MIZUAGHE
Questa “cerimonia” prevedeva l’acquisto della verginità della Maiko, di solito era Sorella Maggiore che organizzava la scelta del cliente, ovvero quello che offriva di più, questo per una Maiko significava entrare nell’età adulta, ma non aveva nulla a che vedere con l’atto sessuale.

IL DANNE
Tradotto letteralmente in italiano la parola “Danne” vuol dire “cliente-marito” è colui che si occupa di tutte le sue spese, come i kimono, gli spettacoli e ogni tanto le fa dei regali e le compra una abitazione.
Colui che la Geisha sceglieva, stipulava un contratto con la proprietaria dell’Okya che non è molto diverso da un contratto di matrimonio e le saldava tutti i debiti che aveva la Geisha con la Madre, in tal caso la Geisha poteva anche rifiutare un danne, ma solo se molto richiesta in tal caso, rischiava di non trovarne un altro e di vivere sempre con la Madre. Il danne solitamente era già sposato, ma questo non era un problema perché spesso i matrimonio venivano combinati e ovviamente non vivevano sotto lo stesso tetto, mentre in passato il Danne era necessario per una Geisha ora come ora è una figura che sta quasi scomparendo e capita una delle volte che una Geisha s’innamori, il che non dovrebbe farlo, e decida di sposarsi e voglia diventare insegnante di danza o di Shemisen

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GEISHA

Initially in Japan there were figures called “Saburuko”: they were expert courtesans in entertaining the noble classes, they had their success in the 7th century, after which they were replaced by the “Juuyo” who were prostitutes who were successful in aristocratic places.
The first “Geishas”, or “women of art”, arrived in 1600 and were men and had the same task as jesters and medieval court buffoons and with the passage of time, around the middle of the following century, they began to notice the feminine grace in this role and thus the first Geishas were born in opposition to the rude figures of the men who were so much in demand that they acquired the exclusive on men.
In 1617, in the Edo period, a well-known Japanese military soldier, Tokugawa Hidetada, made legal prostitution throughout Japan so the houses of pleasure multiplied in all cities with the passage of time the figure of the geisha is often confused with the figure of prostitute.
In the nineteenth century The Geishas had already conquered the main cities of Japan such as Tokyo and Kyoto in particular in which there were districts called “Hamanachi” that translate “City of Flowers” so that they could … “rise” … the Tea Houses called Okiya where the geishas practiced their arts.

MEANING OF THE NAME
“GEISHA”: it is a Japanese term of which there is no masculine and feminine composed of two Kanji that are two Japanese characters that make up a word like “Gei” = Art – “Sha” = Person, which literally translated would be “Person of Art “.
The apprentice is called “Maiko”, but is also called “Geiko” which indicates the Maiko of Gion

EDUCATION:
Usually they start at an early age, in houses called “Okya” which were hardly structured: at the head there was the “Okaa-san” which in Italian means “mother” who was the owner of the house.
In the first phase the girls, called “Shikomi” who were initially put to work as domestic servants who had intended to forge their character, the younger one was in charge of waiting for the Geishas who had returned from their appointments until three in the morning.
During the apprenticeship the young Shikomi, only if the Okaa-san thought it appropriate, could attend the classes of the Hamanachi where they would learn to play the “Shemisen”, the “Shakuhachi” also called the “bamboo flute” or perform dance tradition or learn to serve tea and alcoholic beverages like Sake.
Sometimes they delight in learning floral arrangements and calligraphy as well as learning the basics of poetry, literature and entertaining clients.

Once it has become quite competent, in the second phase the Geisha is called “Minarai”, which are raised by domestic tasks, are helped by the older sisters, wear the kimono, attend the banquets called “Ozashiki” in which they entertain customers, in addition to at the Minerai at the parties they were invited to, their “Onee-san” or their “older sisters” sometimes came.
After a period of time in the third and final phase, and also the best known one, the geisha was called “Maiko” that a geisha apprentice who follows Onee-san (her older sister) in all her commitments and Maiko, with his older sister has a relationship like “younger sister” or “Imoto-San” which is extremely narrow and confidential and having reached this stage the older sister helps her younger sister to choose a new name, one that is suitable for the personality of the girl.
After this phase, which lasted about five years, she was promoted to Geisha so with her earnings she could repay the school and the teachings she had undertaken, but often the Geishas could not repay the Okya having very large salaries.

THE MIZUAGHE
This “ceremony” involved the purchase of Maiko’s virginity, it was usually Big Sister who organized the client’s choice, or what she offered the most, this for a Maiko meant entering adulthood, but it had nothing to do with the sexual act.

THE DANNE
Translated literally into Italian the word “Danne” means “customer-husband” is the one who takes care of all his expenses, such as kimonos, shows and sometimes gives her gifts and buys her a house.
The one whom the Geisha chose, stipulated a contract with the owner of the Okya that is not very different from a marriage contract and paid her all the debts that the Geisha had with the Mother, in which case the Geisha could also refuse a damage, but only if in great demand in such a case, he risked not finding another and always living with the Mother. The dam was usually already married, but this was not a problem because often the marriages were combined and obviously did not live under the same roof, while in the past the Danne was necessary for a Geisha right now is a figure that is almost disappearing and happens one of the times a Geisha falls in love, which she should not do, and decides to get married and wants to become a dance teacher or Shemisen

(Fonte: Wikipedia)

Hanami – Sakura


LA FAMOSA CELEBRAZIONE DEI “FIORI DI CILIEGIO” IN GIAPPONE

Il Fiore di Ciliegio è il fiore tratto dalla  famiglia degli alberi “Prunus” in particolare il genere giapponese si chiama “Prunus Serrulata” che viene chiamato a sua volta Sakura. In Giappone è una pianta ornamentale, non commestibile, in Giappone infatti c’è una grande cultura dietro alla fioritura dei ciliegi, e non solo, dedicata a questo fiore chiamata “Hanami” mentre i frutti commestibili si dividono in “Prunus Avium” “Prunus Cerasus”.

Lo Hanami è la secolare usanza giapponese di godere della bellezza della fioritura in particolare quella dei Ciliegi da fiore. E’ la tradizione più antica del millennio tanto da causare molte migrazioni verso il Giappone, questo spettacolo si può ammirare dall’inizio di Aprile a sud dell’isola di Honshū fino alla metà di Maggio nella parte settentrionale di Hokkaidō.

Questa tradizione in Giappone si ammira sotto uno degli alberi “Sakura”, Ciliegio in giapponese, e questa “festa” si svolge anche di notte prendendo il nome di “Yozakura” ovvero “Il Ciliegio di Notte”.

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Sakura Mochi

In occasione di questa tradizione vengono preparati degli alimenti dedicati ai Sakura come gli “Hanami-Dango” e i “Sakura Mochi”  dolci che si trovano già confezionati nei negozi insieme a dolci e bevande. Il Fiore di Ciliegio nella cultura del Sol Levante simboleggia la fragilità, rinascita e della bellezza dell’esistenza.

LA  STORIA
I Fiori di Ciliegio nascono nella città di “Yoshino” e la leggenda racconta che gli alberi che vennero piantati nel VII sec. D.C dal sacerdote En-No-Ozuno che scagliò una maledizione contro chiunque osasse abbatterli, in seguito nacquero gli “Yamzukura” ovvero gli ibridi e divennero la varietà giapponese per eccellenza.

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Luoghi famosi per assistere l’”Hanami”:
Parco Maruyama a Kyoto
Parco Ueno e Tokyo
Castello di Himeji
Castello di Hirosaky, circondato da cinquemila ciliegi

 

THE FAMOUS CELEBRATION OF THE “FLOWERS OF CHERRY” IN JAPAN

The Cherry Blossom is the flower taken from the family of trees “Prunus” in particular the Japanese genus is called “Prunus Serrulata” which is also called Sakura. In Japan it is an ornamental plant, inedible, in Japan in fact there is a great culture behind the flowering of the cherry trees, and not only, dedicated to this flower called “Hanami” while the edible fruits are divided into “Prunus Avium” “Prunus cerasus “.

The Hanami is the centuries-old Japanese custom of enjoying the beauty of flowering in particular that of the cherry blossoms. It is the oldest tradition of the millennium so much to cause many migrations to Japan, this spectacle can be admired from the beginning of April in the south of the island of Honshu until the middle of May in the northern part of Hokkaidō.
This tradition in Japan can be admired under one of the trees “Sakura”, Cherry in Japanese, and this “feast” also takes place at night taking the name of “Yozakura” or “Il Ciliegio di Notte”.

On the occasion of this tradition foods are prepared dedicated to the Sakura like the “Hanami-Dango” and the “Sakura Mochi” desserts that are already packaged in stores along with sweets and drinks. The Cherry Blossom in the culture of the Rising Sun symbolizes the fragility, rebirth and beauty of existence.

HISTORY
The Cherry Blossoms are born in the city of “Yoshino” and the legend tells that the trees that were planted in the VII century. D.C from the priest En-No-Ozuno who hurled a curse against anyone who dared to shoot them down, then the “Yamzukura” were born, that is the hybrids and became the Japanese variety par excellence.

Famous places to attend the “Hanami”:
Maruyama Park in Kyoto
Ueno Park and Tokyo
Himeji Castle
Hirosaky Castle, surrounded by five thousand cherry trees

 

La Moda Lolita


La moda lolita è una sottocultura di moda giapponese basata sull’epoca vittoriana e sul Rococò, ma in ogni stile c’è una diversificazione.
Questo look ha cominciato a distinguersi per la sua particolare attenzione che si da al materiale e alla manifattura dei vestiti, il vestito classico prevede una gonna lunga fino al ginocchio a forma di campana con varie sottovesti, abbinata a corsetti, camicette, calzettoni fino al ginocchio, questa moda si evoluta in tanti sotto stili differenti.

Tipi di stile:

Gothic Lolita:
E’ uno dei principali stili del look ed è un misto tra il gotic/gotico e il classic/classico, lo stile ha avuto origine negli anni ’90 nei quartieri di Harajuko e Tokjio. E’ caratterizzato da abiti e make up scuri rifinito con un rossetto rosso. Sia trucco, vestiario che gioielli di qualsiasi tipo vengono indossati in maniera esagerata, come pizzi e merletti per gli abiti e un elegante “Smokey eyes” sugli occhi.
Di solito al nero vengono accoppiati colori come blu notte, verde smeraldo, viola e scarlatto anche se il bianco rimane sempre popolare, per i gioielli abbiamo simboli come pipistrelli, croci e bare.

Sottostili:
Elegant Gothic Lolita
Elegant Gothic Aristocrat

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Sweet Lolita:
Conosciuto come anche come ama-loli in Giappone è uno stile influenzato dallo stile dell’epoca rococò, dell’epoca vittoriana ed edoardiana. Focalizzando il look lo stile infantile di questa moda, con tinte pastello e stoffe anch’esse infantili.
I colori sono basati tutti sul rosa pastello, perla e viene messo un rossetto che sia in tinta con l’attuale look, come accessori sono molto frequenti fasce, cuffie, fiocchi insieme a zaini e borse possono essere a orma di fragola, corone e cuori.

Classical Lolita:
E’ uno stile più maturo è visto come uno stile più sofisticato per le sue stampe poco vistose, più sobri nei colori e più adulto nel taglio dei vestiti. Il taglio è lo stile “impero”, le scarpe sono più semplici come i gioielli e il trucco non cosi enfatizzato, ma è più naturale.

Punk Lolita
Aggiunge allo stile lolita, borchie, vestiti strappati, catene, borchie, spille da balia ecc…le gonne sono sempre nello stile lolita oppure corte o asimmetriche, le scarpe più utilizzate sono gli anfibi o le creepers.

Stili secondari:

Princess Lolita:
In giapponese viene detto anche “Hime” – “Princesses” ispirato ad un look da principesco è formato da una corona e una gonna con dei rouches raccolte in una parte posteriore

Shiro & Kuro Lolita
Lo stile Shiro Lolita, chiamato anche “Lolita in Bianco/Shiro” o “Lolita in Nero/Kuro”. Tutto il guardaroba e gli accessori sono totalmente neri

Ōji Lolita
E’ uno stile maschile, detto anche Ōji Sama (Principe) è la controparte maschile della moda lolita e si ispira alla moda giovanile dell’epoca vittoriana, ma può essere indossato anche dalle ragazze.
Questo stile include camicie, magliette, pantaloni alla zuava, calzettoni al ginocchio e cilindri, i colori più comuni sono il nero, il bianco, blu e rosso vino e al di fuori dal Giappone è detto anche stile “Kodona”.

Guro Lolita
E’ la Lolita Horror, sul vestito sono “incorporati” il sangue finto sul vestito,questo look è ispirato alla bambola rotta.

Country Lolita
Questo arriva dallo stile “Sweet Lolita” che sono simili nelle stampe usate ma la differenza sono gli accessori che fanno uso di borse, cappelli e cesti di paglia

Wa Lolita
Wa Lolita, oppure “Wa rori”, di solito consiste nel modificare gli stili giapponesi “Kimono” e “Hakama” e li hanno modificati allo stile della silhoutte lolita. Le scarpe sono quelli scarpe tradizionali giapponesi: “Geta”,“Okobo” e gli “zōri”, come accessori chiamati “Kanzashi”. “Wa” deriva dal Kanji Wa viene usate per indicare molte cose di origine giapponese

Qi Lolita
Questo stile è simile a quello precedente, ma utilizza abiti tradizionali cinesi al posto che giapponesi come ad esempio il “Cheongsam” che vengono anch’essi modificati per la silhuette Lolita, gli accessori comprendono dei ferma-chignon in stile cinese e dei sandali chiamati “zōri” giapponesi.

Casual Lolita
E’ lo stile più semplice che può essere con una maglietta o una felpa abbinata ad una gonna lolita e degli accessori lolita per capelli, può avere qualsiasi colore basta che tutti siano abbinati fra loro ed è uno stile che una lolita nella vita può indossare tutti i giorni

Al di fuori del Giappone:
La moda lolita è un fenomeno culturale giapponese che in altri paesi viene mostrato in altri modi, come concerti di J-Rock, Visual Key o alle convention Anime o alle fiere del fumetto.
A Parigi e San Francisco sono stati aperti anche dei negozi come “Baby, The Star Shine Bright” e “Angelic Pretty” che sono i maggiori brand, di soliti alcuni gruppi si radunano per dei tea party iconici del movimento

 

LOLITA FASHION

Lolita fashion is a subculture of Japanese fashion based on the Victorian era and on the Rococo, but in every style there is a diversification.
This look has begun to stand out for its special attention to the material and manufacture of clothes, the classic dress features a bell-shaped long skirt with various petticoats, combined with corsets, blouses, knee socks , this fashion evolved into so many different substyles.

Types of style:
Gothic Lolita:
It is one of the main styles of the look and is a mixture between Gothic / Gothic and Classic / Classic, the style originated in the 90s in the districts of Harajuko and Tokjio. It is characterized by dark clothes and make-up finished with a red lipstick. Both makeup, clothing and jewelry of any kind are worn exaggerated, such as lace and lace for clothes and an elegant “Smokey eyes” on the eyes.
Usually blacks are paired with colors such as midnight blue, emerald green, violet and scarlet, although white is always popular, for jewels we have symbols like bats, crosses and coffins.

substyles:
Elegant Gothic Lolita
Elegant Gothic Aristocrat

Sweet Lolita:
Known as also as ama-loli in Japan, it is a style influenced by the style of the Rococo era, of the Victorian and Edwardian era. Focusing on the look is the childlike style of this fashion, with pastel colors and fabrics that are also childlike.
The colors are all based on pastel pink, pearl and is put a lipstick that is in the same color with the current look, as accessories are very frequent bands, headphones, bows along with backpacks and bags can be strawberry footprint, crowns and hearts .

Classical Lolita:
It’s a more mature style is seen as a more sophisticated style for its inconspicuous prints, more sober in color and more adult in cutting clothes. The cut is the “empire” style, the shoes are simpler like jewels and the makeup is not so emphasized, but it is more natural.

Punk Lolita:
Adds to the lolita style, studs, torn clothes, chains, studs, safety pins etc … the skirts are always in the lolita style or short or asymmetrical, the most used shoes are amphibians or creepers.

Secondary styles:

Princess Lolita:
In Japanese it is also called “Hime” – “Princesses” inspired by a princely look is formed by a crown and a skirt with rouches gathered in a back

Shiro & Kuro Lolita
Lo stile Shiro Lolita, chiamato anche “Lolita in Bianco/Shiro” o “Lolita in Nero/Kuro”. Tutto il guardaroba e gli accessori sono totalmente neri

Ōji Lolita:
It is a masculine style, also called Ōji Sama (Prince) is the masculine counterpart of lolita fashion and is inspired by youth fashion of the Victorian era, but can also be worn by girls.
This style includes shirts, T-shirts, knickerbockers, knee socks and cylinders, the most common colors are black, white, blue and wine red and outside of Japan it is also called “Kodona” style.

Guro Lolita
It’s the Lolita Horror, on the dress the fake blood on the dress is “incorporated”, this look is inspired by the broken doll.

Sailor Lolita
This look is the typical sailor look and includes collars, ties and sailor hats not to be confused with the classic school uniforms called “Sailor Foku”, another variant is the “Pirate Lolita” which includes more elaborate clothes and tricorn hair, accessories are shaped treasure chest and bandages on the eye

Country Lolita
This comes from the “Sweet Lolita” style that are similar in the prints used but the difference is the accessories that make use of bags, hats and straw baskets

Wa Lolita
Wa Lolita, or “Wa”, usually consists of modifying Japanese styles “Kimono” and “Hakama” and modifying them to the style of the silhoutte lolita. The shoes are those traditional Japanese shoes: “Geta”, “Okobo” and the “zōri”, as accessories called “Kanzashi”. “Wa” derived from Kanji Wa is used to indicate many things of Japanese origin

Qi Lolita
This style is similar to the previous one, but uses traditional Chinese clothes instead of Japanese such as “Cheongsam” which are also modified for the Lolita silhuette, accessories include Chinese-style fasteners and sandals called ” Japanese “zōri”.

Casual Lolita
It’s the simplest style that can be with a t-shirt or a sweatshirt combined with a lolita skirt and lolita hair accessories, it can have any color as long as everyone is paired with each other and it’s a style that a lolita in life can wear all the days

Outside of Japan:
Lolita fashion is a Japanese cultural phenomenon that in other countries is shown in other ways, such as J-Rock concerts, Visual Key or at Anime conventions or comics fairs.

In Paris and San Francisco, stores have also been opened, such as “Baby, The Star Shine Bright” and “Angelic Pretty” which are the major brands, usually some groups gather for the iconic tea parties of the movement

(Wikipedia)

Il Giardino Zen


 

Questa è la prima parte della cultura giapponese che adoro i “Giardini”, in Giappone ci sono giardini che non sono legati strettamente alla coltivazione di piante, fiori o frutta, ma ben si il “giardino giapponese” viene creato apposta per riprodurre paesaggi, spesso in miniatura o altamente stilizzati che generalizzando, vengono chiamati “Giardini Zen”.

In Giappone gli imperatori creavano i giardini solo per ricreare il piacere estetico, mentre per i templi buddisti i giardini vengono creati per il pensiero filosofico, il principali stili giapponesi possono essere:

Karesansui: i giardini secchi
Roji: è un giardino rustico che viene circondato da una casa da te, nei quali all’interno si svolge la famosa cerimonia del tè, chiamata anche “Chan no Yu”
Kaiyu – Shiki – Teien: dopo si possono ripercorrere paesaggi già costruiti
Tsubo – Niwa: E’ un piccolo giardino ricavato dalle ale del palazzo

Per molti secoli i giardini giapponesi ebbero l’influenza dei giardini cinesi, ma dal periodo Heian i giapponesi cominciarono a sviluppare i loro stili sulla cultura e il livello giapponese. Durante il Periodo Edo il giardini caratterizzarono i loro aspetti più distinti, mentre in seguito si “modellarono” con le influenze occidentali.

STORIA
Origini: I giardini giapponesi sono nati sull’isola di Hunshu, un isola centrale del Giappone, caratterizzata dai paesaggi dalle cime vulcaniche, valli strette, ruscelli impetuosi, cascate, laghi ecc…e una grande quantità di alberi sempreverdi e caratterizzate da stagioni ben distinte: estati calde e umide e inverni nevosi.
I giardini giapponesi hanno radici nella religione del “Shintoismo” giapponese, con la creazione di ben otto isole, preistorici santuari shintoisti, i kami, con gli dei e gli spiriti che si trovano sulle spiagge e nelle foreste di tutte le isole. A volte vengono formati con delle rocce con pietre e ciottoli bianchi segnati da un filo in fibra di riso. I giardini giapponesi vengono spesso ispirati alla filosofia cinese del buddismo e induismo, alcuni s’ispirano agli otto immortali che vivono in armonia con la natura.

Giardini giapponesi nell’Antichità: I primi giardini giapponesi furono per la gioia degl’imperatori, dove vennero citati per la prima volta nel “Nihon Shoki”, che tradotto in italiano, sono “Gli annali del Giappone” che fu la prima cronaca della storia giapponese. Nel 612 l’imperatrice Suiko cominciò a costruire il suo primo giardino artificiale e durante il suo regno uno dei suoi ministri aveva costruito un proprio giardino, all’interno del suo palazzo, formato da piccole isole che rappresentavano gli Otto Immortali delle leggende cinesi e della filosofia taoista, quando infine il palazzo divenne proprietà degl’imperatori giapponesi venne chiamato “Il Palazzo delle Isole”.

(fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Giardino_giapponese)

“THE GARDEN ZEN

This is the first part of Japanese culture that I love the “Gardens”, in Japan there are gardens that are not strictly related to the cultivation of plants, flowers or fruit, but well the “Japanese garden” is created to reproduce landscapes, often in miniature or highly stylized that generalizing, they are called “Zen Gardens”.
In Japan the emperors created the gardens only to recreate the aesthetic pleasure, while for the Buddhist temples the gardens are created for philosophical thought, the main Japanese styles can be:

Karesansui: dry gardens
Roji: it is a rustic garden that is surrounded by a home from you, where the famous tea ceremony is held inside, also called “Chan no Yu”
Kaiyu – Shiki – Teien: afterwards you can retrace landscapes already built
Tsubo – Niwa: It is a small garden created from the wings of the palace

HISTORY
Origins: The Japanese gardens were born on the island of Hunshu, a central island of Japan, characterized by landscapes with volcanic peaks, narrow valleys, rushing streams, waterfalls, lakes, etc. … and a large amount of evergreen trees characterized by distinct seasons : hot and humid summers and snowy winters.
The Japanese gardens have roots in the Japanese “Shinto” religion, with the creation of eight islands, prehistoric Shinto shrines, kami, with gods and spirits found on the beaches and in the forests of all the islands. Sometimes they are formed with rocks with stones and white pebbles marked by a thread of rice fiber. Japanese gardens are often inspired by the Chinese philosophy of Buddhism and Hinduism, some inspired by the eight immortals who live in harmony with nature.

Japanese Gardens in Antiquity: The first Japanese gardens were for the joy of the emperors, where they were mentioned for the first time in the “Nihon Shoki”, which translated into Italian, are “The Annals of Japan” which was the first chronicle of history Japanese.
In 612 the empress Suiko began to build her first artificial garden and during her reign one of her ministers had built her own garden, inside her palace, formed by small islands that represented the Eight Immortals of Chinese legends and of the Taoist philosophy, when finally the palace became the property of the Japanese emperors was called “The Palace of the Islands”

 

Il Tamagochi


 

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Questa categoria è anch’essa legata al mondo della cultura giapponese d’anime e manga e parliamo di un gioco elettronico creato dalla Bandai nel 1996, chiamato “Tamagochi” Il gioco venne inventato in Giappone da Akita Maita ,rilasciato dalla Bandai il 23 Novembre  1996 in Giappone, ma divenne popolare tra gli anni ’90 e gli anni 2000, nel 2010 venne reintrodotto sul mercato con 76 milioni di Tamagochi venduti.

Generalmente ha la forma di un uovo con soli tre bottoni. La parola “Tamagochi” deriva dal giapponese con “Tamago” che vuol dire “uovo” e per gli innumerevoli specie che si potevano scegliere, “chi” che vuol dire “specie”.

CARATTERISTICHE:

I protagonisti di questo “gioco” possono essere vari, come del resto anche i colori dell’uovo, principalmente sono “animali” (pulcini) che inizialmente depositano uova. L’obiettivo di questo gioco è di fare vivere il proprio “animale” più a lungo possibile, curarlo se è malato e giocarci quando vuole. Di solito gli animali possono essere cani, gatti, ma inizialmente sono nati come pulcini

Si può interagire con lui con tra tasti posti al centro dell’ “uovo” (A, B, e C) e compiere diverse attività come:

  • dargli da mangiare
  • accendergli e spegnerli la luce
  • fare dei giochi
  • curarlo se si ammala
  • pulire i suoi bisogni
  • controllare il suo peso, la sua età ecc… che viene segnato a punti
  • sgridarlo se rifiuta di obbedire

 

MANGA:

Insieme al Tamagochi, venne creato un manga chiamato “Manga De Hakken! Tamagochi” (Scoperti in un manga! Tamagochi) è un manga della 4-koma e comprende delle storie principalmente comiche.

Pubblicato sulla rivista CoroCoro Comic dal 1997 al 1999 e alcune storie sono raccolte in un Tankobon, ma infine venne pubblicato da CoroCoro Comic in 19 volumi/Tankabon.

“TAMAGOCHI

This category is also linked to the Japanese culture world of anime and manga and we talk about an electronic game created by Bandai in 1996 called “Tamagochi”. The game was invented in Japan by Akita Maita, released by Bandai on November 23rd 1996 in Japan, but it became popular in the 1990s and 2000s, in 2010 it was reintroduced on the market with 76 million Tamagohi sold. Generally it has the shape of an egg with only three buttons. The word “Tamagochi” comes from the Japanese with “Tamago” which means “egg” and for the countless species that could be chosen, “who” means “species”.

FEATURES:
The protagonists of this “game” can be various, as also the colors of the egg, mainly they are “animals” (chicks) that initially deposit eggs. The goal of this game is to make your “animal” live as long as possible, treat it if it is sick and play with it whenever you want. Usually animals can be dogs, cats, but initially they were born as chicks
You can interact with him with between the keys placed at the center of the “egg” (A, B, and C) and perform various activities such as:

• feed him
• turn the light on and off
• make games
• treat him if he gets sick
• clean up your needs
• check his weight, age, etc., which is scored in points
• scold him if he refuses to obey

MANGA:
Together with the Tamagochi, a manga was created called “Manga De Hakken! Tamagochi “(Discovered in a manga! Tamagochi) is a 4-koma manga and includes mainly comic stories.
Published in the CoroCoro Comic magazine from 1997 to 1999 and some stories are collected in a Tankobon, but was finally published by CoroCoro Comic in 19 volumes / Tankabon.”

 

I Manga


In questa categoria voglio parlavi, della prima parte, di una mia passione che è iniziata da quando ero piccola guardando i cartoni animati. Numerosi anime (cosi originariamente vengono chiamati) la maggior parte sono stati tratti da opere/storie, che in Giappone vengono considerati delle vere proprie opere d’arte, chiamati “manga” per fare riferimento ai fumetti.

I manga in Giappone sono dedicati a vari target e tematiche che non rappresentano uno stile in particolare.

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Wikipedia

A partire dagli anni 50 il manga era uno dei settori principali dell’industria editoriale giapponese, sono principalmente stampati in bianco e nero anche se a volte contengono anche delle pagine a colori, alcuni invece sono delle riviste totalmente dedicate ai manga con contenenti più storie.

I volumi stampati sono chiamati Tankobon e la serie spesso è accompagnata da una serie animata, gli autori di manga sono chiamati Mangaka.

Etimologia:
La parola “Manga” è termine giapponese composto da due termini da “Kanji” che significa “uomo” e “Ga” che significa “immagini”. La parola fu utilizzata nel XVIII secolo con le introduzioni degli “Hokusai Manga” contenti degli schizzi del famoso Ukyo e Hokusai.

In Giappone poi la parola “Manga” significa per indicare tutti i tipi di manga in contemporanea con l’uso della parola “Anime” che sono delle animazioni tratte dai manga.

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La storia e le caratteristiche:
Il “fumetto” in Europa è nato come una produzione per bambini, mentre in manga sono nati e spesso raffigurati con occhi grandi e spesso con tratti infantili. L’origine di questa caratteristica risale al 1946 dal famoso autore “Osamu Tezuka” soprannominato il “Dio dei Manga” quando venne pubblicato il suo primo manga. Numerose pubblicazioni comunque presentano uno stile molto diverso dallo stile manga come “Angel Heart” e “Berserk”, la differenza tra fumetto occidentale e manga orientale sta nella modalità di narrazione, regia e impaginazione a volte il rapporto tra i personaggi.

L’impaginazione giapponese è come una gabbia e molto più larga rispetto a quella occidentale: il formato è B4 serie JIS mentre per i volumi professionali è il classico A4 come ad esempio le Doujinshi, le riviste giapponesi.

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L’occidente invece ha una schema a “gabbia” a dodici quadrati che si sviluppa in media in gruppi di sei o anche otto, come i fumetti della Disney, fanno eccezione a volte gli Shonen che hanno uno schema con più quadrati con scene più veloci.

Impaginazione e la struttura della pagina:
Il fumetto giapponese di solito si sfoglia al contrario come anche le vignette, rispetto a quello occidentale, cioè dall’ultima alla prima pagina, come anche le vignette si leggono da destra verso sinistra.

Nei corso del tempo sono cambiate e state modificate le posizioni delle vignette che inizialmente: erano in verticale, negli anni successivi vennero disposte in orizzontale che poi è quella attuale. Oltre alle vignette vengono inseriti anche delle particolarità come la sovrapposizione delle vignette creando una lettura alla occidentale, per facilitare i vari lettori, mentre la lettura giapponese non è allenato alla lettura alfabetica per facilitare il lettore occidentale alle prime armi in modo da orientarsi in questo universo di segni dove spesso colgono numerosi dettagli prima su alcuni tipi di testo e poi su altri.

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Il manga a differenza dagli altri fumetti da molto importanza alle emozioni e all’introspezione dei personaggi, basato sullo studio delle inquadrature, le vignette possiamo dividerle in:

  • Orizzontali: Utilizzate per creare uno stacco fra le vignette e le due vignette affiancate per facilitarne la lettura, ma anche per dare una lettura più lenta, per la lettura giapponese, al contrario sarà al per l’Occidentale
  • Verticali: è il contrario delle vignette orizzontali e per l’occidente è sempre il contrario
  • Diagonali: Sono singole o combinate sono create per dare un senso di tensione emotiva oppure possono essere calanti o ascendenti a secondo dalla scena vengono usate per tranquillizzare una situazione che “precipita”
  • Vignette chiuse o aperte: Questo tipo di vignette sono quasi inesistenti nel fumetto occidentale, mentre nell’orientale sono quasi “vitali”, in quanto una vignetta vicino al Tachikiri guida il lettore verso la pagina successiva verso scene molto importanti.

    Inizialmente quando i manga venivano pubblicati, veniva fatto nella maniera occidentale, fu la Kappa Edizioni a introdurre questa nuova lettura originale cominciando con Dragon Ball per la Star Comics

I vari generi di manga sono:

Shojo: Storie dedicate ad un pubblico femminile dell’età di 10 – 11 anni, molto fra i primi amori o anche vicende tra i banchi di scuola tipo “Rossana” che il titolo originale “Il Giocattolo dei bambini”

Maho Shojo: Storie uguali allo Shojo legati alle maghette chiamate “Majokko” come Sailormoon.

Shonen: A differenza degli Shojo che è per le ragazzine e per un pubblico generalmente femminile, gli Shonen sono per un pubblico prettamente maschile e di età superiore agli 11 anni, oltre ad essere al genere più diffuso in Giappone, alcuni esempi possono essere “Dragon Ball” “Slam Dunk”.

Seinen: Sono storie dedicate ad un pubblico maschile adulto come “Berserk”

Kodomomo: Sono genere dedicati ai bambini ad esempio “Hamtaro” “Doreamon”

Josei: Storie dedicate ad un pubblico femminile più adulto, una sorta di Shojo per ragazze più grandi

Gekiga: Genere dedicato a storie generalmente drammatiche che appare come sottogenere dei Seinen o dei Josei

Mecha: E’ uno dei generi più importanti al mondo quello che ha reso popolare “Mazinga Z” in generale dove c’è la presenza di robot giganti

Meintantei: sono un sottogenere  degli Shonen e un po’ con i Seinen, una sorta di “romanzo giallo” tipo “Lupin III” o anche “Occhi di Gatto”

Romakome: E’ un sottogenere degli Shojo, ma basato sul genere delle commedia tipo “Host Club” e “Special A”

Spokon: Sono il genere di manga sportivo tipo “Holly e Benjy” o anche “Mila e Shiro”

Suiraa: Sono un sottogenere dei fantasy o anche al poliziesco tipo “Death Note”

Dojinshi: sono i manga disegnati dai fan per i fan in America vengono chiamate Fan Fiction o Fan art

 Sottogeneri:

. Kodomomo: Aniparo: parodie di altri anime spesso in stile Super-deformed;
Fantasi: storie fantasy o fantastiche

. Shojo – Josei: Maho-Shojo: storie con protagoniste donne con poteri magici
 Shojo-Ai: storie d’amore tra ragazze
Shonen – Ai: storie d’amore tra ragazzi
Ren’Ai: storie d’amore
Romakome: commedie romantiche

. Shonen – Seinen: SF: storie di fantascienza
  Mecha: storie di fantascienza incentrate sui robot
Spokon: storie sportive
 Meintantei: storie poliziesche
 Fantasy: storie fantastiche e fantasy

. Seinen – Josei: Gekiga – storie drammatiche
Gore, Kyofu o Hora: storie violente del terrore o dell’orrore
Suriraa: storie di suspanse e gialli
Hentai: storie erotiche (soft hentai) pornografiche (hard hentai)
Yaoi: erotismo/pornografia maschile
Yuri: erotismo/pornografia femminile
Rorika: erotismo/pornografia adolescenziale femminile
Shotakon: erotismo/pornografia adolescenziale maschile
Yaoi: erotismo/pornografia maschile
Yuri: erotismo/pornografia femminile
Rorika: erotismo/pornografia adolescenziale femminile
Shotakon: erotismo/pornografia adolescenziale maschile

(fonte: Wikipedia)

“MANGA

In this category I want to talk about the first part of my passion that has started since I was little looking at cartoons. Numerous souls (originally called) most have been drawn from works / stories, which in Japan are considered to be their own artworks, called “manga” to refer to comics.
The manga in Japan are dedicated to various targets and themes that do not represent a particular style.

From the 1950’s, manga was one of the main sectors of the Japanese publishing industry, mainly printed in black and white, although sometimes containing color pages; some are manga magazines that contain more stories.
Printed volumes are called Tankobon and the series is often accompanied by an animated series, manga authors are called Mangaka.

Etymology:
The word “Manga” is a Japanese term consisting of two terms from “Kanji” meaning “man” and “Ga” meaning “images”. The word was used in the 18th century with the introductions of the “Hokusai Manga” pleasing to the sketches of the famous Ukyo and Hokusai.
In Japan then the word “Manga” means to indicate all kinds of manga at the same time with the use of the word “Anime” which are manga animations.

History and features:
The “comic” in Europe was born as a production for children, while in manga they were born and often depicted with large eyes and often with infantile traits.
The origin of this feature dates back to 1946 by the famous author “Osamu Tezuka” nicknamed the “God of Manga” when his first manga was released. However, many publications have a very different style of manga style as “Angel Heart” and “Berserk”, the difference between Western and East Manga’s cartoon is in the narrative, directional and narrative mode sometimes the relationship between the characters.
Japanese layout is like a cage and much wider than the western one: the format is B4 JIS series while for professional volumes is the classic A4 such as the Doujinshi, the Japanese magazines.

The West, on the other hand, has a twelve-square “cage” scheme, which runs on average in six or even eight groups, such as Disney’s comic strips, are sometimes the Shonen shapes having a sketch with multiple squares with faster scenes .

Layout and page structure:  The Japanese cartoon usually looks like vignettes, as opposed to the western one, that is, from the last to the first page, as well as the cartoons are read from right to left.
Over the course of time, the positioning of the cartoons was changed and the initials of the cartoons were changed: they were in the vertical, in the following years they were arranged horizontally then the present one. In addition to the cartoons, special features include overlapping cartoons, creating a reading to the west, to facilitate readers, while Japanese reading is not trained in alphabetical reading to facilitate the Western reader to the first weapon in order to navigate to this universe of signs where they often carry many details first on some types of text and then on others.
The manga, unlike the other comics that are very important to the emotions and introspection of the characters, based on the study of the shots, the cartoons we can divide it into:

Horizontal: Used to create a gap between the cartoons and the two cartoons side by side to facilitate reading, but also to give a slower reading, to Japanese reading, on the contrary will be to the Western

Vertical: It is the opposite of horizontal cartoons, and the West is always the opposite

Diagonals: Single or combined are created to give a sense of emotional tension or they can be decaying or ascending to the second from the scene are used to calm a situation that “rushes”

Closed or Open Vignettes: These cartoons are almost non-existent in the western cartoon, while in the east they are almost “vital”, as a cartoon near the Tachikiri drives the reader to the next page for very important scenes.

initially when the manga was being released, it was done in the Western way, it was the Kappa Editions to introduce this new original reading starting with Dragon Ball for the Star Comics”

The various kinds of manga are:

Shojo: Stories dedicated to a female audience of 10-11 years old, many of the first love or even affair between Rossana’s school benches that the original title “The Children’s Toy”

Maho Shojo: Stories equal to the Shojo linked to the maghette called “Majokko” as Sailormoon.

Shonen: Unlike the Shojo that is for girls and for a generally female audience, the Shonen are for a masculine audience of more than 11 years old, in addition to being the most popular genre in Japan, some examples may be “Dragon Ball “” Slam Dunk “.

Seinen: They are stories dedicated to an adult male audience such as “Berserk”

Kodomomo: They are genre dedicated to children such as “Hamtaro” “Doreamon”

Josei: Stories dedicated to a more adult female audience, a sort of Shojo for older girls

Gekiga: A genre devoted to dramatic stories that looks like Seinen or Josei’s sub-genres

Mecha: It’s one of the most important genres in the world that made popular “Mazinga Z” in general where there are giant robots

Meintantei: I’m a subtitler of the Shonen and a bit with the Seinen, a kind of “yellow novel” like “Lupine III” or even “Cat Eyes”

Romakome: It is a subtitling of the Shojo, but based on the kind of comedy “Host Club” and “Special A”

Spokon: I am the kind of sports manga like “Holly and Benjy” or even “Mila and Shiro”

Suira: I’m a subtitler of fantasy or even a “Death Note”

Dojinshi: The manga-designed fans for fans in America are called Fan Fiction or Fan Art

subgenres:

. Kodomomo: Aniparo: Parodies of other souls often in Super-deformed style;
Fantasies: fantasy or fantasy stories

. Shojo – Josei: Maho-Shojo: stories with protagonists women with magical powers
Shojo-Ai: love stories among girls
Shonen – Ai: love stories among boys
Ren’Ai: love stories
Romakome: romantic comedies

. Shonen – Seinen: SF: science fiction stories
Mecha: Robotics-based science fiction stories
Spokon: sports stories
Meintanei: police stories
Fantasy: fantastic and fantasy stories

. Seinen – Josei: Gekiga – dramatic stories
Up, Kyofu or Hora: violent stories of terror or horror
Suriraa: stories of yellow and yellow
Hentai: pornographic erotic stories (soft hentai) (hard hentai)
Yaoi: eroticism / male pornography
Yuri: eroticism / female pornography
Rorika: eroticism / female teenage pornography
Shotakon: eroticism / male teenage pornography
Yaoi: eroticism / male pornography
Yuri: eroticism / female pornography
Rorika: eroticism / female teenage pornography
Shotakon: eroticism / male teenage pornography

 

 

 

 

Maid Cafè


Questi locali sono legati al mondo degli anime e i manga in Giappone i quali sono sono per lo più caffetterie, a tema, chiamati “Maid Cafè” aperti nel quartiere di Akihabara. Pensato per un pubblico appassionato di manga e anime. Sono chiamati i “Ristoranti dei Cosplay” e sono diventati un elemento fondamentale per gli Otaku giapponesi. Rispetto ai bar di servizio normale, questi locali sono serviti da camerieri che esercitano l’arte del cosplay e il personale considera i propri clienti come: amanti e maestri piuttosto che trattarli come clienti normali.

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Caratteristiche:

le caratteristiche fondamentali di questi cafè, sono le cameriere che sono vestite in modo particolare che riprendono molto lo stile vittoriano riccamente decorati con pizzi e merletti e con il loro immancabile grembiule. Questo “fenomeno” è affine al cosplay è spesso vissuto come “Maid”

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Butler’s Cafè:

Per il pubblico femminile ci sono i “Butler’s Cafè” dove i camerieri sono uomini in divisa da maggiordomo e il primo Butler’s Cafè o Swallowtail venne aperto dall’imprenditrice Emiko
Samaki in collaborazione con una fumetteria. In seguito sono stati aperti numerosi Mad Cafè molto famosi come: Team Nyan Maidolls, Maid Okaeri Cafè, Pretty Guardian Cafè il Kiseiki Maid Cafè e il Tanoshimi Maid Cafè che sono orientati su uno staff misto.

Maid Cafè

“These venues are linked to the world of souls and manga in Japan, which are mostly cafes, themed, called “Maid Cafè” open in the Akihabara district. Designed for a passionate audience of manga and souls. They are called the “Cosplay Restaurants” and have become a key element for the Japanese Otaku.
Compared to normal service bars, these venues are served by waiters who practice the art of cos play and staff consider their customers as lovers and masters rather than treating them as normal customers.

Features:
the basic features of these cafes are the waitresses who are dressed in a particular way that resemble the Victorian style richly decorated with lace and lace and with their inevitable apron. This “phenomenon” is similar to cosplay is often lived as “Maid”

Butler’s Cafè:
For the female audience there are the “Butler’s Cafè” where waiters are men in butler uniforms and the first Butler’s Café or Swallowtail was opened by the entrepreneur Emiko
Samaki in collaboration with a cartoon. Later, many famous Mad Cafes were opened such as: Nyan Maidolls Team, Maid Okaeri Café, Pretty Guardian Café, Kiseiki Maid Cafè and Tanoshimi Maid Cafè, which are oriented to a mixed staff

Sushi


 

Questa categoria invece la volevo dedicare alla prima parte di un argomento non molto rilevante per il mio blog e sulla pagina face book, ma molto discussa su internet e nei paesi orientali e in del mondo. Questa cucina è stata resa famosa nel mondo cinematografico, per la maggior parti dei casi per l’anime, i cartoni animati, e i manga/fumetti giapponesi, in particolare, nel cinema orientale.

La storia del Sushi inizia quasi duemila anni fa con la coltivazione del riso in Giappone, le sue origini arrivano da Nara nel periodo Muromachi quando oltre al pesce si cominciò a mangiare il riso, nel periodo Edo l’aceto si sostituì con l’aceto fermentato ora nei tempi moderni il sushi è preparato in una sorta di fastfood fortemente associato alla cultura giapponese

Origini

Le prime volte che veniva preparato il Sushi giunse nell’Asia Sudorientale duemila anni fa e si affermò intorno al VIII sec.

Inizialmente veniva chiamato il “Narezushi”, il pesce veniva sviscerato e posto nel riso fermentato per diversi mesi per essere conservato. La fermentazione faceva si che il pesce non andasse a male poi veniva scartato il riso e mangiato solo il pesce, per il Giappone questo sistema era molto proteico. I giapponesi preferivano mangiare il pesce con il riso e i due metodi che si chiamavano: “Namanare e Namanari”, durante il periodo Muromachi si preferiva il Namanare era il più popolare ovvero che si mangiasse il pesce crudo arrotolato, fresco, prima che cambiasse sapore.

Nel periodo Edo venne introdotto un nuovo tipo di Sushi che si chiamava: “Haya-zushi” era il metodo che divenne il più tradizionale nella cultura giapponese ovvero l’assemblamento del pesce e del riso arrotolato e per la prima volta il riso non veniva fermentato, ma veniva mischiato insieme all’aceto con cibo essiccato e verdure.

Nel XIX sec a  Tokyo, quando veniva chiamata ancora Edo, fu introdotto un altro tipo di Sushi che era il “Nigirizushi” che consisteva ad una pallina di riso ricoperto da una fettina di pesce. Dopo il gran terremoto del Kanto i maestri di Nigiri/Sushi cominciarono a diffondersi in tutto il Giappone.

Quello che oggi è conosciuto come Sushi, chiamato anche “la varietà del Kanto di Nigirizushi” fu concepito con riso non fermentato e poteva essere mangiato sia con le mani che con bacchette ed era una prima forma di fast food che poteva essere consumato in pubblico o a teatro.

 

 

SUSHI BAR

Di questi “ristoranti” ce ne sono diversi nel mondo, quello classico in cui viene servito da un menù dal quale si può ordinare di volta in volta e vengono preparate dallo chef. Il secondo si chiama Kaiten-zushi dove il Sushi viene fatto passare su un nastro dove si trovano piatti già pronti pochi minuti prima, senza chiedere allo chef, ogni piatto è distinto da un colore che lo differenzia dal costo uno dall’altro piatto.

PRESENTAZIONE ED ETICHETTA

Tradizionalmente il Sushi viene servito su tavolette di legno e si può consumare sia con le mani che con le bacchette, a differenza del Sashimi, che viene mangiato solo con le bacchette. Come ad esempio può essere servito in dei contenitori chiamati Bento Box, che sono scatole con dei piccoli scomparti che contengono i vari piatti del pasto. La salsa di soia è il comune condimento che si usa per Sushi servito in una vaschetta accanto alla tavoletta, inoltre il Sushi si può imbastire con una redice chiamata “Gari” che in Italia è lo Zenzero, alcuni pesci che hanno il proprio condimento e non dovrebbero essere consumati con la soia dei quali uno di essi è l’anguilla.

 

MAESTRO DI SUSHI  

In Giappone i primi due anni un apprendista guarda e impara il proprio Shokunin a svolgere mansioni di pulizia o lavapiatti, in seguito imparerà la cottura del riso e dopo quattro anni il taglio del pesce e nello stesso periodo imparerà anche l’acquisto del pesce al mercato che richiede molta esperienza.

Lo chef per il Sushi  è stato un mestiere precluso per anni dalle donne, perché si riteneva, come si dice ancora, che le donne abbiano una temperatura più alta di quella degli uomini.

“SUSHI”

Instead, I wanted to focus on the first part of a topic not relevant to my blog and face book, but much discussed on the internet and in eastern and world countries. This kitchen has been made famous in the movie world, most of the cases for souls, cartoons, and Japanese manga / comics, in particular, in oriental cinema. The history of Sushi begins nearly two thousand years ago with the cultivation of rice in Japan, its origins came from Nara in the Muromachi period when in addition to fish began to eat rice, in the Edo period the vinegar was replaced with fermented vinegar Now in modern times, sushi is prepared in a kind of fast food strongly associated with Japanese culture.

Origins:
The first times that the Sushi was prepared came to Southeast Asia two thousand years ago and stood around the 8th century. Initially it was called the “Narezushi”, the fish was squashed and placed in fermented rice for several months to be preserved. The fermentation meant that the fish did not go bad, then the rice was discarded and only fish was eaten, for Japan this system was very protein.
The Japanese preferred to eat fish with rice and the two methods called “Namanare and Namanari”, during the Muromachi era it was preferred that Namanare was the most popular or that it ate raw, fresh rolled fish before it changed flavor. In the Edo period a new type of sushi was introduced: “Haya-zushi” was the method that became the most traditional in Japanese culture, ie the assembly of fish and rolled rice and for the first time the rice was not fermented , But mixed with vinegar with dried food and vegetables.

In the 19th century in Tokyo, when Edo was again called, another type of Sushi was introduced, which was the “Nigirizushi” consisting of a rice ball covered with a fish slice. After the great Kanto earthquake the Nigiri / Sushi masters began to spread throughout Japan.
What is known today as Sushi, also called “the variety of Kanto of Nigirizushi” was conceived with unfermented rice and could be eaten with both hands and chopsticks and was a first form of fast food that could be consumed in public or theater.

SUSHI BAR
Of these “restaurants” there are different in the world, the classic one where it is served by a menu from which you can order from time to time and are prepared by the chef. The second one is called Kaiten-zushi where the sushi is rolled over to a ribbon where there are ready-made dishes a few minutes before, without asking the chef, each dish is distinct from a color that differentiates it from the cost one on the other dish.

PRESENTATION AND LABEL
Traditionally, Sushi is served on wooden tablets and can be consumed with both hands and chopsticks, unlike Sashimi, which is eaten only with chopsticks. For example, it can be served in containers called Bento Box, which are boxes with small compartments that contain the various dishes of the meal.
Soy sauce is the common seasoning used for Sushi served in a pan next to the tablet, and the Sushi can be fished with a redice called “Gari”, which in Italy is the Ginger, some fish that have their own seasoning and not They should be consumed with soybeans, one of which is the eel.

MUSIC OF SUSHI
In Japan the first two years an apprentice looks and learns his Shokunin to do cleaning jobs or dishwashers, then learns the cooking of rice and after four years the cut of fish and at the same time will also learn about the purchase of fish at the market Which requires a great deal of experience.
The chef for sushi has been a forbidden profession for years by women because it is believed, as it is said, that women have a higher temperature than men”

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