La Cerimonia del Tè


Watabi

Chiamata anche Cha No Yu che si significa “Acqua calda per il tè” oppure Chadō o Sadō è un rito praticato in Giappone. E’ una delle più tradizionali cerimonie zen che esistono in Giappone e si basa sulla concezione del Wabi – Cha è può essere svolta in diverse pratiche.
La collocazione del bollitore cambia ad ogni stagione, quindi la bevanda non risulta un’infusione, ma bensì una “sospensione”, ovvero che la polvere di te viene consumata insieme all’acqua. Infatti il Matcha viene prodotto usando germogli terminali della pianta e la bevanda ha un effetto al quanto eccitante.

ORIGINI E SVILUPPO DELLA CERIMONIA

La Cerimonia del tè ha origine in Cina, come del resto la scoperta del Tè, che purtroppo rende difficile la sua datazione, durante la dinastia Song, arriva la diffusione del “Canone del tè” che venne rilasciato intorno al 758.
Sempre durante quel periodo, crebbe la diffusione dell’uso collettivo di bere il tè, soprattutto nei monasteri di buddismo Chan. La bevanda del tè contiene una buona dose di caffeina ed un valido sostegno delle pratiche meditative zuòchàn.

Laboratorio dell’espresso

La sua importazione per l’utilizzo matcha venne importato dal monaco Tendai Eisai che riportò dal pellegrinaggio in Cina, dagli insegnamenti di Chàn Lìnjì, dal ramo di Huàglòng e da alcune piante di tè, cosi nel tempio di Saidai-ji si tenne il primo Ōchamori dove venivano rappresentati gli aspetti spirituali della Cerimonia del Tè, ma tuttavia si praticava il Tōcha un passatempo aristocratico dove si doveva indovinare l’origine delle foglie che si consumavano.

In seguito affascinato dall’arte dello zen, l’ottavo shōgun del clan Ashikaga, venne subito promotore della Cerimonia del Tè e Murata Shukō fu il primo ad accentuare la semplicità dell’oggettistica. Lui stesso ideò il Chashaku in bambù che riduceva la stanza del te in quattro stuoie e mezza di tatami, cosi riuscì a diminuire gli utensili, dopo di che introdusse fece esporre i rotoli dei maestri zen all’interno della stanza che riportavano testi e scritture privilegiandoli dell’loro rispetto dovuto.

Dopo la morte di Murata Shukōci fu il maestro Takeno Jōō allievo di Murata Shukō e Sonchin e Sogo.

Takeno Jōō gettò la base dello Wabi-Cha studiando la poesia “Waka” ovvero “Via dell’incenso”, modificò il “Cha no yu” eliminando gli utensili dagli scaffali e disponendoli sul tatami, utilizzando solo il legno grezzo per il “Tokonoma”.

Introduce anche l’usanza del “ro”, che è il focolare dove si pone il bollitore del tè, direttamente nella stanza della cerimonia.

Il terzo grande maestro di tè fu Sen no Rikyū che iniziò lo studio del Cha No Yu a soli diciassette anni e due anni dopo diventò il diretto discepolo Takeno Jōō che gli rimase vicino per i quindici anni successivi.

Oriente Spirituale

LA STANZA DELLA CERIMONIA

Nella stanza si entra da una porticina bassa chiamata “Nijiriguchi”, posta in basso in modo da simboleggiare l’umiltà quando si entra che “costringe” a chinare il capo in segno di umiltà, la stanza è detta “chashistu” la quale può essere formata da pochi “tatami” mentre le finestre sono schermate. Da un lato c’è il “tokonoma” che è una piccola nicchia sulla quale c’è uno scritto eseguito da un esperto di “shodō” e un piccola composizione di fiori dell’ “Ikebana” che abitualmente si adatta alla stagione in corso ed è detta “Chebana” ovvero Fiori per Il Tè.

Il particolare significato della Cerimonia del Tè si riferisce all’atto di preparare il tè infatti si usa il verbo “Tereru” ovvero celebrare, dopo di che la Cerimonia prosegue con il posizionamento dei vari utensili con la preparazione del tè nella tazza.

LA DIMORA DEL VUOTO

La Stanza del Te è anche un luogo spirituale dove sono stati infusi le pratiche e gli ideali dello Zen, ai concetti precedenti dello “Yūgen” e “Sabi” cosi Sen no Rikyū evidenziò lo “Wabi”.
Cosi se lo Yūgen che era l’incanto sottile collegato alla delicatezza e all’eleganza e caro agli autori del “Nō”, una forma di teatro poco rappresentata differente dal Kabuki, mentre il Sabi è come una patina sottile che rende nel tempo gli oggetti affascinanti ed ispiratori di tranquillità e armonia, cosi Sen no Rikyū introdusse qualcosa di diverso a che amava lo stile semplice e che vede la Stanza del Tè come la dimora della creatività senza attaccamenti quindi il “vuoto”. Al vuoto materiale si accosta anche il vuoto mentale che indica la consapevolezza priva di attaccamenti mondani. Il potere destabilizzante di questa pratica sono le varie forme di ostentazione quindi Sen no Rikyū fu costretto al “Seppuku”, una forma volontaria di suicidio, in quanto sentiva la forma silenziosa del maestro

Arte Raku

I principi costitutivi della Cerimonia Del Tè secondo Sen no Rikyū:

Armonia (Wa): Questa è una dimensione che mette in relazione “ospite-invitato”, gli oggetti e il cibo. In questo pincipio vuol dire essere ancorati da ogni pretesa e ogni etsremismo.

Rispetto (Kei): Questo principio nella Cerimonia del Tè permette di coprendere la comunione dell’essenza di tutto ciò che ci corconda

Purezza (Sei): Questo principio non serve ad indicare ciò che è puro o impuro, è una metafora nei confronti della nostra mente e dei nostri vissuti che vanno “spazzati” abitualmente da preoccupazioni per consentire a se stessi di fare nuove esperienze, ma nel frattempo l’ospite riordina e ripulisce anche se stesso.

Tranquillità (Jaku): L’incontro delle persone nella Cerimonia del tè amplifica sempre di più questa dimensione, colui che prepara e beve il tè s’avvicina a questa sublime stato di serenità

THE CEREMONY OF THE TEA

Also called Cha No Yu which means “Hot water for tea” or Chadō or Sadō is a ritual practiced in Japan. It is one of the most traditional Zen ceremonies that exist in Japan and is based on the concept of Wabi – Cha and can be carried out in different practices.
The location of the kettle changes every season, so the drink is not an infusion, but rather a “suspension”, that is, the tea powder is consumed together with the water. In fact, Matcha is made using the terminal buds of the plant and the drink has an exciting effect.

ORIGINS AND DEVELOPMENT OF THE CEREMONY

The Tea Ceremony originates in China, as does the discovery of Tea, which unfortunately makes it difficult to date, during the Song dynasty comes the spread of the “canon of tea” which was released around 758.
Also during that period, the widespread use of tea drinking increased, especially in the monasteries of Chan Buddhism. The tea drink contains a good dose of caffeine and a valid support for Zuòchàn meditation practices.

Its import for matcha use was imported by the monk Tendai Eisai who brought back from the pilgrimage to China, from the teachings of Chàn Lìnjì, from the branch of Huàglòng and from some tea plants, so in the temple of Saidai-ji the first Ōchamori was held where the spiritual aspects of the Tea Ceremony were represented, but nevertheless the Tōcha was practiced, an aristocratic pastime where one had to guess the origin of the leaves that were consumed.

Later fascinated by the art of Zen, the eighth shōgun of the Ashikaga clan, was immediately promoter of the Tea Ceremony and Murata Shukō fun the first to accentuate the simplicity of the objects. He himself devised the Chashaku in bamboo which reduced the tea room into four and a half mats of tatami, so he managed to deduce the utensils, after which he introduced the scrolls of the Zen masters inside the room which reported texts and writings privileging them of their due respect.

After Murata Shukō’s death there was master Takeno Jōō, a pupil of Murata Shukō and Sonchin and Sogo.
Takeno Jōō threw the basis of the Wabi-Cha by studying the poem “Waka” or “Incense Way”, he modified the “Cha no yu” by removing the tools from the shelves and placing them on the tatami, using only the raw wood for the “Tokonoma” .
He also introduces the custom of “ro”, which is the hearth where the tea kettle is placed, directly in the ceremony room

The third great tea master was Sen no Rikyū who began the study of Cha No Yu when he was only seventeen and two years later became the direct disciple Takeno Jōō who remained close to him for the next fifteen years..

THE CEREMONY ROOM

The room is entered through a low door called “Nijiriguchi”, placed at the bottom so as to symbolize humility when entering which “forces” to bow the head as a sign of humility, the room is called “chashistu” which can be formed by a few “tatami” while the windows are shielded. On the one hand there is the “tokonoma” which is a small niche on which there is a writing performed by a “shodō” expert and a small composition of flowers of the “Ikebana” which usually adapts to the current season and it is called “Chebana” or Flowers for Tea.

The particular meaning of the Tea Ceremony refers to the act of preparing tea, in fact the verb “Tereru” is used, meaning to celebrate, after which the Ceremony continues with the positioning of the various utensils with the preparation of tea in the cup.

THE HOUSE OF THE EMPTY

The Tea Room is also a spiritual place where the practices and ideals of Zen have been infused, with the previous concepts of “Yūgen” and “Sabi” so Sen no Rikyū highlighted the “Wabi”.
So if the Yūgen which was the subtle enchantment connected to delicacy and elegance and dear to the authors of “Nō”, a form of theater little represented different from Kabuki, while the Sabi is like a thin patina that renders objects over time fascinating and inspiring of tranquility and harmony, so Sen no Rikyū intruded on something different to who loved the simple style and who sees the Tea Room as the abode of creativity without attachments and therefore the “void”. Mental emptiness also approaches the material emptiness, which indicates awareness devoid of worldly attachments. The destabilizing power of this practice are the various forms of ostentation so Sen no Rikyū was forced to “Seppuku”, a voluntary form of suicide, as he felt the silent form of the teacher

The constitutive principles of the Tea Ceremony according to Sen no Rikyū:

Harmony (Wa): This is a dimension that relates “guest-guest”, objects and food. In this principle it means to be anchored by every claim and every etsremism.

Respect (Kei): This principle in the Tea Ceremony allows us to cover the communion of the essence of all that surrounds us

Purity (Sei): This principle does not serve to indicate what is pure or impure, it is a metaphor for our mind and our experiences that are usually “swept” by worries to allow oneself to have new experiences, but in the meanwhile the guest tidies up and cleans himself up too.

Tranquility (Jaku): The meeting of people in the Tea Ceremony amplifies this dimension more and more, the one who prepares and drinks tea approaches this sublime state of serenity

(Fonte: Wikipedia)

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